martedì, 22 dicembre 2009,12:50
I wish everyday could be like Christmas
Bon Jovi
What time is it baby? Is it that time again?
When snow will be falling, friends will be calling
You know it's time when there'll be carolers singing Silent Night
I love when they sing, the feeling it brings
It's warm as a fire is bright
Soon there'll be toys for the good girls and boys
And reindeer are heading our way
Yes, and Santa will come down the chimney above
There's one thing I wanted to say
I wish everyday could be like Christmas
And if I could have one wish come true
I wish everyday could be full of peace and harmony
I wish everyday could be like Christmas, I do
I saw a child sit with old Mr. Clause
Looked him in the eye and he asked old Santa what peace on earth was
Now the old man grew cautious on how he would say
That is the greatest gift, one you can give everyday
I wish everyday could be like Christmas
And if I could have one wish come true
I wish everyday could be full of peace and harmony
I wish everyday could be like Christmas, I do
Now the mistle-toe and the house a-glow
All the world seems at ease tonight
And all that I ask when these precious moments pass
Is why can't every day be so bright?
I wish everyday could be like Christmas
And if I could have one wish come true
I wish everyday could be full of peace and harmony
I wish everyday could be like Christmas, I do
Honest I do, yes I do now
Very merry Christmas
lunedì, 21 dicembre 2009,16:50
Vi narro la storia di Mario e Giulio.
Mario fa un lavoro che gli porta nelle tasche circa 3000 Euro al mese quando è a riposo. La cifra sale anche fino a 5000 se lavora. Il suo lavoro lo può portare lontano da casa anche per cinque giorni consecutivi.
Giulio è un consulente e lavora in appalto presso un’azienda, facendo un lavoro d’ufficio con orario fisso, sabati e festivi esclusi. Le sue mansioni sono standard, ma è costretto a fare anche cose che non gli competono, arrivando a prendersi responsabilità he non spetterebbero a lui, ma ai dipendenti dell’azienda nella quale è in appalto. E prende 1000 euro al mese, indipendentemente da quello che fa.
Mario si dà spesso malato perchè non vuole stare fuori 5 giorni. Accetta solo incarichi in giornata o al massimo di una notte.
Giulio è sempre al lavoro, anche quando sta male. Una sua collega nullafacente lo costringe a fare ancora di più.
Mario si lamenta del fatto che non riesce a pagare la sua costosissima macchina sportiva che consuma decine di litri di benzina al chilometro. E si lamenta di non poter pagare i lavori nella sua casa nuova pagata quasi mezzo milione di Euro. E questo perché gli danno “solo” 3000 Euro quando non lavora, dandosi malato.
Giulio ha una macchina vecchia, presa usata a più di centomila chilometri. E vive con i genitori, non potendo permettersi neanche un affitto. Ride del suo stipendio e fa spallucce, capendo che non può chiedere di più e che in questi giorni è un fortunato.
Riassunto:
Mario guadagna 3000 Euro al mese senza lavorare un solo giorno e si lamenta di prendere “questo misero stipendio”. Ha studiato e pagato per poter fare il lavoro che fa, lavoro che voleva fare a tutti i costi. Si è comprato una casa che riesce a malapena a mantenere. Idem dicasi per la macchina.
Giulio guadagna 1000 Euro al mese lavorando tutti i giorni. Se fa troppe assenze lo cacciano e rischia di far perdere l’appalto alla sua società. E’ un consulente esterno, quindi con dei diritti di molto inferiori ad un dipendente diretto, ma con responsabilità di questi ultimi, pur percependo lo stesso stipendio da consulente.
Mario si lamenta.
Giulio no.
Vedete anche voi tanti Mario?
venerdì, 18 dicembre 2009,15:00
C’è un certo gusto nell’andare a leggere qualcosa mesi dopo e vedere che non è affatto cambiata. E’ come quando ti alzi la mattina e ti radi e senti il solito profumo del tuo solito dopobarba. Sa di familiare. Sono delle sicurezze, piccole, infantili forse, ma sicurezze. L’abitudine è una brutta bestia, come ho dempre detto. Ma ci serve in parte per ritrovarci nel mondo che ci circonda, avendo questi punti fissi come sostegni ai quali aggrapparci quando tutto sembra impazzito.
Ci sono poi le ipotesi fatte in passato, basate sull’osservazione. E dalle ipotesi, come insegnano a scuola, si passa alla tesi, enunciando quella che per te è una legge scientifica, la quale per definizione lo è quando può essere verificata o falsificata.
Ed è bello scoprire che, oltre ad essere tutto come prima, la tua legge scientifica non è stata falsificata. Tutto uguale, tutto come sempre, tutto prevedibile, in una ciclicità talmente ovvia da risultare noiosa.
Lo ammetto, gente: son stato contento di leggere quelle parole su quel blog ciclico. Chi mi legge o mi conosce sa di cosa parlo. Chi non appartiene a nessuna delle due categorie può anche fare a meno di saperlo. Ma sta di fatto che ho avuto un sorrisetto nel vedere come le previsioni fatte mesi prima si siano rivelate fondate: grande amore, complicità di sguardi e gesti e poi l’accorgersi di non amarlo più. E si ricomincia da capo ogni anno, a volte anche più volte all’anno. E la domanda è sempre la stessa: ma gli “amori” lo sanno o si tratta della classica risposta di un bimbo? «Ho una fidanzatina... ma lei non lo sa.».
Comunque, non voglio dilungarmi su questo argomento. Momento di noia, pulizia dei preferiti (che faccio una volta all’anno, forse), curiosità, conferma. Basta.
Solo che il mio cervello fa collegamenti, elabora, sbagliando forse, ma comunque non si ferma. E’ anche troppo attivo. Mi ricordo quando un tizio mi disse che chiedersi determinate cose è come chiedersi perché il caffè abbia quel sapore. Ed io risposi: «Ma io me lo chiedo, infatti!». Penso, scrivo, cancello, penso ancora e scrivo di nuovo. E se non mi piace, elimino e riscrivo. Ma penso. E, come il buon Cartesio insegna, quindi sono.
Ma quanti di voi “siete”?
Io vedo tante succursali di TV, giornali e massa. Mi vengono in mente sempre i tecnodroidi di Nathan Never, tutti collegati in rete con la loro mente, senza un pensiero indipendente, senza un segreto: tutto in piazza e tutto subordinato ad un’intelligenza centrale. Ed ecco che questa situazione diventa abitudine, di quelle che non ti danno la sicurezza di qualcosa nel caos, ma ti drogano, assuefacendoti ad una realtà che non è reale. E’ la difesa contro le responsabilità, contro il crescere, contro la maturazione. Maturare e crescere portano al cambiamento. E questo vi fa dannatamente paura: cambiamento assomiglia tanto a sacrificio, vero? E voi non volete il sacrificio. Volete tutto pulito, tutto pronto, tutto ben caldo in forno da tirare fuori per mangiarlo. Ed il primo che vi dice che vi permetterà di avere il pasto caldo in forno senza muovere un dito lo seguite come una falena segue una luce. Poco importa se quel pasto non c’è, se non ve lo lascia in forno, se dovete tirarlo fuori voi, se è tutto bruciacchiato. Vi interessa solo non dover scegliere chi vi farebbe cucinare il pasto, assumendovi la responsabilità della sua riuscita o del suo fallimento. Ed a voi la responsabilità fa fottutamente paura! Tutti ritti in piedi come nazisti, alzando la mano in una grottesca copia del saluto romano, quando si tratta di prendere i meriti. Tutti pronti ad additare altri o a scavarsi un buco per nascodersi quando si devono distruibuire le colpe. Quindi decidete che è meglio non rischiare e lasciar perdere qualsiasi responsabilità, chiudendovi nel vostro televisore LED di trecento pollici con impianto Super-Mega-Iper-Dolby-Digital-Dts, preoccupandovi solo di cambiare il telecomando in caso di una probabilissima usura dovuta al cambio di canali.
Ma lo sapete meglio di me che la vita abitudinaria vi annoia, vero? Quindi inventate, create dei mondi tutti vostri. Andate in vacanza nei posti alla moda e dite di essere stati benissimo, quando volevate invece urlare la vostra solitudine. Ballate nei locali per far vedere che sapete stare in mezzo alla gente, quando non sapete neanche come pronunciare la parola “buongiorno” o “grazie”. Fingete, fate finta di niente. Avete storie d’amore che sembrano uniche ed eterne, con la durata di due giorni ed una scopata. E anche questa alla fine non è sempre vera. Raccontate di amplessi da far impallidire Rocco Siffredi, mentre il rapporto sessuale più intenso che avete avuto è quello con la vostra mano. Perché la realtà fa male, vi colpisce con tutta la sua forza quando vi fa vedere quanta vita state buttando, fingendo di vivere per non vedere che state sopravvivendo. E non me ne frega niente se dite che siete andati in Culonia, che avete incontrato tanta gente, che avete una vita piena. L’ostentazione del benessere è la più grande maschera dell’infelicità.
La verità è che siete bimbi viziati che non vogliono crescere.
E intanto Capitan Uncino se la ride dal suo galeone.
giovedì, 10 dicembre 2009,16:05
Brokenpromiseland / Promesseinfrantelandia
Bon Jovi
Angels falling from the sky / Angeli che cadono dal cielo
Imagine that, imagine that / Immaginalo, immaginalo
Nobody getting out of here alive / Nessuno che esce vivo da qui
No turning back, no turning back / Nessuna inversione, nessuna inversione
Who's gonna bail out all our shattered dreams / Chi salverà tutti i nostri sogni infranti
And scrape some truth off of these city streets / E raschierà qualche verità da queste strade cittadine?
No time for praying, get up off your knees / Nessun tempo per pregare, alzatevi dalle vostre ginocchia
There's hope I know / C'è speranza lo so
Out on that lonely road / Fuori su quella strada solitaria
Cause home is where you are and where I am / Perché casa è dove sei tu e dove sono io
Breathe in, breathe out / Inspira, espira
There's only now / C'è solo adesso
And all I got, I'm holding in my hands / E tutto quello che ho, lo sto stringendo tra le mani
We're breaking out of / Stiamo uscendo da
Brokenpromiseland / Promesseinfrantelandia
Let's close our eyes and just disappear / Chiudiamo gli occhi e semplicemente scompariamo
Slip through the cracks, no looking back / Scivoliamo attraverso le fessure, nessuno sguardo indietro
We'll get a million miles away from here / Ci lasceremo alle spalle un milione di miglia
And let the past just fade to black / E lasceremo che il passato semplicemente si dissolva in nero
So what you learn to live with your regrets / Allora cosa hai imparato per vivere con i tuoi rimpianti
No need to fear what hasn't happened yet / Non c'è bisogno di temere quello che non è ancora successo
Life will get you but you can't forget / La vita ti porterà ma non puoi dimenticare
There's hope I know / C'è speranza lo so
Out on that lonely road / Fuori su quella strada solitaria
Cause home is where you are and where I am / Perché casa è dove sei tu e dove sono io
Breathe in, breathe out / Inspira, espira
There's only now / C'è solo adesso
And all I got, I'm holding in my hands / E tutto quello che ho, lo sto stringendo tra le mani
We're breaking out of / Stiamo uscendo da
Brokenpromiseland / Promesseinfrantelandia
So rise, my falling angel / Quindi innalzati, mio angelo caduto
Come on now, Come on now / Andiamo adesso, andiamo adesso
Shine, Don't let them break you / Brilla, non lasciare che ti spezzino
Come on now / Andiamo adesso
Come on now / Andiamo adesso
Come on now / Andiamo adesso
Come on now / Andiamo adesso
There's hope I know / C'è speranza lo so
Out on that lonely road / Fuori su quella strada solitaria
Cause home is where you are and where I am / Perché casa è dove sei tu e dove sono io
Breathe in, breathe out / Inspira, espira
There's only now / C'è solo adesso
And all I got, I'm holding in my hands / E tutto quello che ho, lo sto stringendo tra le mani
We're breaking out of / Stiamo uscendo da
Brokenpromiseland / Promesseinfrantelandia
Breaking out of / Uscendo da
Brokenpromiseland / Promesseinfrantelandia
Breaking out of / Uscendo da
Brokenpromiseland / Promesseinfrantelandia
mercoledì, 09 dicembre 2009,14:10
E' la vita.
Dicono così. Tutti quanti. Nessuno escluso. Anche il sottoscritto.
Dov'è quindi la notizia?
Be', in realtà non c'è notizia. Come del resto non c'è mai stata una notizia sul mio blog. Non so quanti di voi si rendono conto che le cose che dico sono banali, talmente ovvie da poter anche evitare di scriverle. E qualcuno ne gioirebbe.
Eppure c'è un motivo se le scrivo, se qualcuno le legge. Ed il motivo sono le persone che le leggono e le trovano illuminanti. Mi ricordo un paio di aneddoti divertenti riguardanti una persona che non nomino per privacy, ma che vi faranno capire bene cosa intendo.
Situazione 1: A pranzo, telegiornale in televisione.
Il giornalista dà la notizia che un certo numero di persone è stato ucciso con del gas nervino.
Commento della persona citata (lasciato in romano per far capire il senso): «Ma non capisco... come hanno fatto a mette er gas ner vino? Nun fa 'e bollicine?»
Situazione 2: Facendo ripetizioni del programma di Biologia del 4° Liceo Scientifico.
Persona Citata: «Ma allora... la parete delle cellule è composta da molecole.»
Io: «Sì.»
PC: «E quindi, se ogni molecola è composta da atomi, le cellule sono composte da atomi.»
Io: «Sì.»
PC: «E quindi, se noi siamo composti da cellule, siamo completamente composti da atomi!»
Io: «Be', veramente TUTTO è composto da atomi.»
PC (occhi sgranati): «Ma che davvero?»
La prima situazione è comica. Si presuppone una ignoranza riguardo l'esistenza del gas nervino e la conseguente romanizzazione della parola. Ma comunque parte il tutto da un ignoranza di fondo.
Nella seconda si parte sempre dall'ignoranza di qualcosa che si doveva sapere (Biologia è del 4° liceo scientifico, mentre il discorso che tutto è composto di atomi è la base di chimica del 3° liceo scientifico), ma alla fine si arriva alla soluzione esatta con un ragionamento.
Non voglio entrare nei casi particolari. Qualcuno potrebbe dire, giustamente, che non tutti sanno dell'esistenza del gas nervino o che non tutti hanno fatto lo scientifico o che comunque, pur avendolo fatto, possono anche non ricordare qualcosa.
Verissimo.
Ma conosco i miei polli e fidatevi quando dico che il tutto non è dovuto alla beata ignoranza di chi non sa e sa di non sapere, bensì a quella ignoranza di chi non vuole sapere, pretendendo allo stesso tempo di saperne più degli altri.
Ecco: questo è il problema.
Ora allargate la visuale e cercate di metterla come una carta velina sull'Italia e gli italiani. Ed ecco che il gas nervino diventa il governo, che l'atomo diventa il politico. Tutti professori quando si tratta di chiacchierare. Tutti asini quando si tratta di verificare quello che è stato detto. Dalle chiacchiere da bar sul fuorigioco, il modulo sbagliato, la tattica giusta, il giocatore da sostituire, fino alle chiacchiere sulla situazione mondiale, nazionale o locale. Sono tutti allenatori fuori dal campo. Sono tutti professori fuori dalle scuole. E tutti politici fuori dal parlamento.
Poi se li mettete in campo non sanno neanche cosa sia una diagonale. Se li mette dietro un banco di scuola, non ricorderanno neanche una tabellina. E se li mettete su una sedia al parlamento, si sentiranno in dovere di comportarsi come quelli che hanno aspramente criticato fino al giorno precedente.
Dite che anche io rientro nella stessa categoria?
Può essere.
Solo che io vi parlo di pensare, di riflettere, di chiedervi i perché.
Quanti dei "tecnici da bar" lo fanno?
venerdì, 27 novembre 2009,17:49
Inizia il fine settimana. E anche stavolta il Portatore di Rose si sente fuori moda. Perché parla di Amore, di Amicizia, di valori per i quali la maggior parte di voi piange solo quando li vede al cinema o li sente in una canzone.
Io faccio parte dei lebbrosi del nuovo millennio, quelli che credono ancora in questi valori, che li difendono e che non permettono che nulla li contamini, nonostante ci provino in tutti i modi. Mi guardo intorno e vedo tanti che parlano di valori, della loro difesa. Li proclamano in televisione, in radio, sui giornali, persino nelle pubblicità, dall’acqua minerale alla telefonia mobile. Ed io li ascolto e la sensazione che ho è sempre la stessa. E’ come se Ferrara pubblicizzasse la Vitasnella, come se Fede parlasse di verità, come se Pacciani firmasse una legge contro gli stupri. Parlano di cose che non conoscono. E lo fanno per attirare falene in questo notte buia dell’Italia. E le falene siete voi, cari alati sognatori.
Vendono sogni, speranze. E vi propinano uno spettacolo pieno di colpi di scena, di emozioni, di conflitti. La politica servita come un film di Chuck Norris. La guerra come se ci fosse Rambo in giro a ricucirsi un braccio in attesa di massacrare altri “cattivi”. Tutto per fare spettacolo.
Eppure, come sempre, non è a loro che do la colpa. Non è a chi manovra dall’alto. Non è a chi è schiavo di chi manovra e, pur di restare in piedi, ha venduto il coraggio e le palle per ricoprire il ruolo di zerbino. O di carta igenica.
La colpa è nostra, sognatori. Di tutti. Nessuno escluso. Qualsiasi vertice di qualsiasi costruzione senza una base solida crolla. Loro stanno in alto, ma qualcuno in basso li nutre. E siamo noi. Ogni giorno col nostro silenzio o col nostro assenso diamo loro forza. Ci lamentiamo di loro, dal politico più in basso a quello più in alto, passando per il clero. Eppure se un negoziante non ci fa lo scontrino non diciamo nulla. Se parcheggiamo in seconda fila e troviamo una multa ci sentiamo in dovere di prendercela con il vigile. Se un treno o un autobus arrivano in ritardo, ci sentiamo in dovere di imprecare, continuando a non pagare il biglietto.
Siamo noi che abbiamo dimenticato che per avere i diritti che tanto agognamo dobbiamo prima di tutto ricordarci dei doveri. Vogliamo tutto senza dare niente in cambio. Tutto gratis. Dovete odiare questa parola.
Cominciate a rompere le palle al vicino che manda il cane a fare i suoi bisogni da voi. Cominciate a richiedere lo scontrino, a chiudere la porta dei negozi di chi spara l’aria condizionata a cannone, a pagare il biglietto dell’autobus. Cominciate a prendervi in carico i vostri doveri. E accompagnate gli altri a prendere i loro. E solo allora potrete cominciare a parlare di diritti.
giovedì, 26 novembre 2009,17:35
Post originale del 13 Gennaio 2009
Il Portatore di Rose è tornato. Ho sentito un “chissenefrega!”. Mi associo. Sapete, neanche a me importa poi tanto di inculcare un po' di sano buonsenso in queste testoline incapaci di pensare al di fuori della massa, di quel mainstream che sta uccidendo gli ego come fecero i conquistadores con i nativi americani. Il sottoscritto ha i suoi progetti. E non ve ne parlerà. Un po' perché sono fatti miei. Un po' perché ci sono persone che soffrono di quella malattia chiamata “invidia”: quindi, essendo fondamentalmente uno che si dice appartenga alla parte dei “buoni”, non voglio che si ammalino.
Sta di fatto che sono tornato qui a scrivere. L'intenzione è di farlo con assiduità. Ma la sincerità mi impone di dirvi che non so se lo farò. Soffro ancora di quel male chiamato Italia. Ed al momento non vedo medicina che riesca a contrastarlo. Vediamo se qualcuno di voi sognatori può darmi una mano.
Vedete, io dico tante cavolate. Predico, sbraito, accuso, coccolo. Ma so che non sono in possesso delle verità assoluta, così come credo nessuno la possegga. Però mi batto per le cose in cui credo. Quanti di voi lo fanno? Vedo tante mani alzate, ma quanti cuori lo sono? Pochi. Dannatamente pochi. E questo perché ci dicono che siamo la generazione invisibile. Ed hanno ragione. Siamo consigli per gli acquisti, merce da vendere a chi vende merce, numeri in fila su un grafico. Non abbiamo nome, se non in TV, rispondendo a quiz o giochi sempre uguali, presentati sempre dalle stesse persone, assaggiando sempre la stessa minestra. Ci dicono che è diversa. “Oggi minestrone di verdure!”. Porgi la scodella, afferri il cucchiaio e mangi. “Oggi pasta e fagioli!”. Porgi la scodella, afferri il cucchiaio e mangi. Ma senti che ha lo stesso sapore di quella di ieri. Quindi lo dici agli altri, protesti con al direzione. E ti trovi chiuso in una cella d'isolamento, camicia di forza e pareti imbottite. Isolato. Perché diverso. Quindi pazzo. Ed allora cominci a mangiare quella minestra sempre uguale ed insapore fingendo di gustarla, apprezzando le doti del cuoco e convincendoti che non stai saggiando acqua calda colorata, ma un'ottima mistura di gusti e colori. Ed alla fine fingi così tanto da convincerti che sia la via migliore, che non ve ne siano altri. E, da novello Leibniz, ti accorgi di pensare che questo forse è il migliore dei mondi possibili. Ed in questo preciso momento ti sei arreso.
Bene, se io sono qui a parlare ancora al vento di queste cose, significa che non mi sono arreso. Ci sono stato vicino. Molte volte, soprattutto durante la mia permanenza in Sicilia. E non sono ricco. Non ho superpoteri. Non ho agganci politici, lavorativi, ecclesiastici. Non ho privilegi. Sono, come direbbe Tyler Durden, la canticchiante e danzante merda del mondo. Come tutto il resto del mondo. Ed è la merda a far crescere le cose, sin dall'alba dei tempi. Solo che stavolta stanno diserbando per bene il terreno dove siete, in modo che neanche un seme possa sopravvivere.
Eppure basterebbe un solo seme, sognatori. Cresce una pianta. Germoglia. Crea fiori o frutti. E questi generano pollini e semi. E ci vuole poco affinché l'aria e gli insetti facciano il proprio lavoro, impollinando e seminando. Ma ognuno di voi che si arrende è un pezzo di cemento che copre il terreno, impedendo la crescita. Ed ognuno di voi che continua a lottare è un pezzo di terreno concimato che può far crescere una pianta. Ed ogni pianta genera una pianta, così come da sorriso nasce sorriso. Troppo semplice, dite? Ciò non toglie che sia vero.
Ecco. Io sono letame che sta germogliando. Già ho generato qualche fiore e qualche frutto. Non sta a me giudicare se il fiore sia profumato ed il frutto succoso. Sta di fatto che ho polline e semi. E purtroppo ho anche tanto cemento intorno. Una mia ex mi definì, citando Jovanotti, “un fiore che è cresciuto sull'asfalto e sul cemento”. Ma, come io sono cresciuto in un terreno inospitale, potete farlo tutti voi. Nessuno di noi sarà mai un eroe, forse. Però insieme possiamo fare molto. Come diceva Jack, “da soli non ce la potete fare. Una lucciola sola, in aperta campagna, fa pena. Ma un esercito di lucciole di notte fa invidia al sole.”.